L’involuzione della specie

C'era un tempo in cui la terra era in grado di soddisfare pienamente i bisogni primari della popolazione e a quell'epoca pochi davano importanza al denaro: quello che contava era avere molta terra.

Il surplus di produzione agricola fece però nascere il mercantilismo e l'idea che grazie al denaro e alla sua moltiplicazione la crescita economica potesse essere infinita. Ma con la crescita economica e il benessere, iniziò a crescere in modo esponenziale anche la popolazione.

La crescita era diventata una condanna che ci trasciniamo ancora oggi: per mantenere il benessere e un livello di reddito pro capite adeguato per la popolazione, bisogna continuare a crescere. Ma la crescita della popolazione è più veloce della crescita del PIL e non abbiamo le risorse, sopratutto energetiche, sufficienti per mantenere questo ritmo di sviluppo: la crescita può essere infinita, le risorse del pianeta no.

Siamo arrivati al punto in cui la nostra specie rischia una rapida involuzione ( molto più rapida della sua evoluzione ), a meno che non si torni a ragionare in termini di terra e di bisogni primari, non di denaro.

Serve quindi un nuovo modello di sviluppo sociale che partendo dalla consapevolezza dei nostri limiti, torni a mettere al centro il territorio in cui viviamo e le sue risorse umane prima che economiche. Anche se questo significa accettare l'idea della decrescita, riscopriremo che la terra può darci tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere.

Per sempre? No, solo fino a quando non scopriremo nuove e rilevanti fonti di energia pulita e a basso costo che ci consentano di riprendere, in modo sostenibile, il cammino della crescita economica.

Prendiamola come una vacanza intelligente, non come un drammatico ritorno al passato e smettiamola di raccogliere senza seminare, se non vogliamo passare inevitabilmente dall' involuzione all'estinzione della specie.

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