Slow Marketing – seconda puntata

Nella mia concezione etica dei rapporti fra gli individui le aziende e la società, vorrei dare il mio modesto contributo per lo sviluppo del nuovo approccio di marketing che ho voluto definire di Slow Marketing.

Il termine non è nuovo ( vedi la sua definizione in inglese su wikipedia: Slow Marketing ) ma non è ancora entrato nel linguaggio comune. La definizione infatti può essere considerata piuttosto forzata se non addirittura antitetica rispetto a quella classica che indica come obiettivo dell'azione di marketing aziendale la massimizzazione del profitto nel più breve tempo possibile.

Al fine di arrivare ad una definizione quanto più condivisa e chiara del termine e della funzione di Slow Marketing nelle aziende e nelle organizzazioni ( anche al fine di chiarire meglio la figura professionale di chi deve come me proporsi ad imprenditori, organizzazioni e istituzioni e "far capire" questo nuovo approccio ), ho pensato di aprire una discussione fra quanti sono interessati al tema e ovviamente a coloro che operano in questo campo dell'economia.

Vi invito dunque a a commentare questo articolo e a dare un vostro contributo sul sito italiano di Wikipedia, dove alla voce Slow Marketing ho inserito la seguente definizione di massima:

Slow Marketing è un termine che trae origine dal movimento Slow Food di Carlo Petrini che con la sua organizzazione propugna un cambiamento culturale volto ad un rallentamento dello stile di vita degli individui allo scopo di riscoprire il valore della qualità e delle tradizioni in campo eno-gastronomico contro il dilagare del consumismo frenetico da fast food.

Nel corso del tempo il termine è stato utilizzato in molti settori ( Slow City, Slow design, Slow living ) ed ha assunto una connotazione più ampia che viene comunemente definita Slow Movement.

Evelyn Rodriguez, un marketer e blogger, potrebbe essere stato il primo a coniare il termine di Slow Marketing sul web. In un post del 2006 intitolato 'Slow Food, Sex Slow, Slow Travel…Slow Marketing', lo descrive come un marketing lento basato sulle esigenze dei singoli individui nei loro rapporti umani piuttosto che su quelle del consumismo di massa.

Lo Slow Marketing è uno strumento di marketing che si caratterizza quindi per essere orientato all'individuazione e al soddisfacimento primario del bisogno di appartenenza e di relazione dell'individuo, utilizzando una comunicazione più etica e meno persuasiva con il cliente. Può essere anche definito come un approccio di marketing 'sostenibile' che viene adottato da imprese ed organizzazioni il cui obiettivo è quello di creare valore per gli individui e la collettività prima che per l'impresa e l'imprenditore.

 

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One Response to Slow Marketing – seconda puntata

  1. Commentare il tuo articolo sarebbe semplicistico. Oltre ad essere perfettamente in accordo su quanto scrivi e gli approfondimenti che na fai, aggiungo che lo SLOW MARKETING è parente del marketing equo e solidale. A sua volta il marketig equo e solidale deriva dal marketig territoriale. Questa tipologia Infatti è di recente comprensione e sviluppo. Il cosiddetto "marketing territoriale" (erroneamente confuso con il "geomarketing") che, quale attività strategica di sviluppo economico e sociale, si pone il prioritario obiettivo di analizzare, comprendere, valorizzare e definire le strategie di sviluppo più consone per lo sviluppo di sistemi economico produttivi locali. La prioritaria esigenza è quella di produrre una sostanziale evoluzione del comprensorio territoriale in virtù delle specifiche caratteristiche espresse o latenti. Nell'era della globalizzazione, in altre parole, ha lo scopo di formulare una strategia di sviluppo competitivo organico per l'intero territorio accentuando l'attenzione sulle tipicità e le valenze dello stesso. In una parola l'attenzione all'individuo e non alla massa ( come anche tu evidenzi) è il futuro. 

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