From the monthly archives: May 2012

Tempo fa pubblicai un post “eretico” in cui mettevo in discussione l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non in relazione al principio sacrosanto di proteggere il lavoratore da qualunque discriminazione e sopruso, ma di modificarlo nella parte riguardante il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Adattandolo per venire incontro alle nostre aziende che si trovano ad operare in un mercato globalizzato e che per questo hanno bisogno di maggiore flessibilità, anche nei rapporti di lavoro, per essere competitive.

Oggi vorrei completare quel ragionamento parlando di ammortizzatori sociali da erogare non a fini meramente assistenziali ma di sostegno al reddito e alla crescita. Vorrei parlare di REDDITO MINIMO GARANTITO in cambio di lavori socialmente utili.

 La mia proposta per uscire rapidamente dall’attuale crisi occupazionale, che ricorda sempre più quella del ’29, non è di creare come fecero gli USA durante il New Deal milioni di nuovi posti di lavoro attraverso l’assunzione diretta da parte dello stato di disoccupati, precari, cassintegrati e in mobilità. Sarebbe bello, ma oggi non è pensabile almeno fintanto che non avremo gli Stati Uniti d’Europa e la nostra Banca Centrale Europea non avrà gli strumenti di cui dispone la Federal Reserve americana. Più semplicemente ( e rapidamente ) si tratta di offrire una RETRIBUZIONE minima ai disoccupati che consenta loro di vivere dignitosamente in attesa di trovare un’occupazione stabile e confacente alle proprie aspettative. Ho parlato di retribuzione perché il reddito minimo garantito non sarebbe un sussidio ma il corrispettivo per un lavoro svolto a favore della collettività in ambito sociale, ambientale dei lavori pubblici o dei beni culturali. Il contratto potrebbe ad esempio prevedere l’obbligo per il lavoratore di prestare la propria opera per 4 ore e di frequentare obbligatoriamente corsi di formazione e riqualificazione professionale nelle successive 4 ore.

Il risultato sarebbe quello di avere persone che riconquistano la loro dignità e che non si sentono di peso per la società. Avremmo persone attive che per un periodo più o meno lungo farebbero un lavoro magari poco gratificante ma che proprio per questo sarebbero invogliate a cercarsi un lavoro più confacente alle loro aspirazioni ( soprattutto economiche ) nel minor tempo possibile.  

E ora un po' di numeri. In Italia ci sono circa 2,5 milioni di disoccupati: immaginiamo di offrire loro l’opportunità di un reddito minimo garantito in cambio di lavori socialmente utili ad un salario intorno ai 750 euro netti ( per 4 ore di lavoro ). Al lordo dei contributi sociali e delle tasse porterebbe ad un costo di circa 15.000 euro l’anno per l’ente pubblico che assume. Sono 37 miliardi, da cui però dobbiamo detrarre l’esborso per gli attuali ammortizzatori sociali che ammonta a circa 10 miliardi. Parliamo dell'equivalente di una manovra. Ma quale sarebbe l’impatto sulla crescita dell’economia e sulla società? Enormi.

Un vantaggio della proposta è che si potrebbe partire in via sperimentale in qualche regione o provincia e se funziona estenderla rapidamente a tutto il paese.

Meditate politici, meditate. 

La perdurante situazione di crisi in cui versa il paese ha fatto emergere in tutta la sua gravità le conseguenze del crescente indebitamento non solo delle imprese ma delle famiglie italiane. Mutui, credito al consumo, prestiti di ogni tipo, debiti con il fisco, debiti condominiali, che hanno rappresentato in passato la scelta di una società orientata ai consumi e alla crescita, si scontrano con l’impossibilità di farvi fronte spesso perché si è perso il lavoro.

 La mia prima proposta è quella di istituire uno sportello a livello provinciale o comunale rivolto alle famiglie, ai singoli cittadini ed ai piccoli imprenditori (artigiani, commercianti, imprese familiari ) che si trovano in una situazione di sovra-indebitamento rispetto alla propria capacità reddituale e che necessitano di una consulenza professionale  per risolvere il problema. Partendo dall’analisi della situazione finanziaria  e dallo stato di indebitamento, lo sportello sarà in grado o di supportare il cittadino in una ristrutturazione del proprio debito anche attraverso i nuovi strumenti normativi a disposizione (DDL n.3 del 27/1/2012 ). Lo sportello rappresenterebbe, a mio parere, un esempio innovativo a livello nazionale di come un’amministrazione locale possa concretamente offrire un servizio a basso costo ma di fortissima utilità per i cittadini in difficoltà.

 La seconda proposta si affianca alla prima e la completa. Lo stesso sportello potrebbe fungere anche da Numero Verde di Soccorso per tutti gli imprenditori e i privati cittadini che, colti dalla disperazione per la loro situazione debitoria, pensano ad un gesto estremo e di farla finita ( come sappiamo ogni giorno qualche imprenditore si toglie la vita perché il mondo stà per crollargli addosso ). Il numero verde, analizzata la situazione e la sua gravità, passerà la telefonata ad un professionista ( psicologo, avvocato, commercialista a seconda dei casi ) che offrirà conforto e assistenza per tamponare la situazione e preparare un piano di uscita dalla situazione di crisi.

 Sono piccole idee che nascono dalla mia esperienza personale, umana e professionale e che spero di mettere in pratica in un prossimo futuro insieme ad altri professionisti e a qualche amministratore pubblico di buona volontà.

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