Tempo fa pubblicai un post “eretico” in cui mettevo in discussione l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, non in relazione al principio sacrosanto di proteggere il lavoratore da qualunque discriminazione e sopruso, ma di modificarlo nella parte riguardante il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Adattandolo per venire incontro alle nostre aziende che si trovano ad operare in un mercato globalizzato e che per questo hanno bisogno di maggiore flessibilità, anche nei rapporti di lavoro, per essere competitive.

Oggi vorrei completare quel ragionamento parlando di ammortizzatori sociali da erogare non a fini meramente assistenziali ma di sostegno al reddito e alla crescita. Vorrei parlare di REDDITO MINIMO GARANTITO in cambio di lavori socialmente utili.

 La mia proposta per uscire rapidamente dall’attuale crisi occupazionale, che ricorda sempre più quella del ’29, non è di creare come fecero gli USA durante il New Deal milioni di nuovi posti di lavoro attraverso l’assunzione diretta da parte dello stato di disoccupati, precari, cassintegrati e in mobilità. Sarebbe bello, ma oggi non è pensabile almeno fintanto che non avremo gli Stati Uniti d’Europa e la nostra Banca Centrale Europea non avrà gli strumenti di cui dispone la Federal Reserve americana. Più semplicemente ( e rapidamente ) si tratta di offrire una RETRIBUZIONE minima ai disoccupati che consenta loro di vivere dignitosamente in attesa di trovare un’occupazione stabile e confacente alle proprie aspettative. Ho parlato di retribuzione perché il reddito minimo garantito non sarebbe un sussidio ma il corrispettivo per un lavoro svolto a favore della collettività in ambito sociale, ambientale dei lavori pubblici o dei beni culturali. Il contratto potrebbe ad esempio prevedere l’obbligo per il lavoratore di prestare la propria opera per 4 ore e di frequentare obbligatoriamente corsi di formazione e riqualificazione professionale nelle successive 4 ore.

Il risultato sarebbe quello di avere persone che riconquistano la loro dignità e che non si sentono di peso per la società. Avremmo persone attive che per un periodo più o meno lungo farebbero un lavoro magari poco gratificante ma che proprio per questo sarebbero invogliate a cercarsi un lavoro più confacente alle loro aspirazioni ( soprattutto economiche ) nel minor tempo possibile.  

E ora un po' di numeri. In Italia ci sono circa 2,5 milioni di disoccupati: immaginiamo di offrire loro l’opportunità di un reddito minimo garantito in cambio di lavori socialmente utili ad un salario intorno ai 750 euro netti ( per 4 ore di lavoro ). Al lordo dei contributi sociali e delle tasse porterebbe ad un costo di circa 15.000 euro l’anno per l’ente pubblico che assume. Sono 37 miliardi, da cui però dobbiamo detrarre l’esborso per gli attuali ammortizzatori sociali che ammonta a circa 10 miliardi. Parliamo dell'equivalente di una manovra. Ma quale sarebbe l’impatto sulla crescita dell’economia e sulla società? Enormi.

Un vantaggio della proposta è che si potrebbe partire in via sperimentale in qualche regione o provincia e se funziona estenderla rapidamente a tutto il paese.

Meditate politici, meditate. 

7 Responses to REDDITO MINIMO GARANTITO, ma solo per chi ha voglia di….lavorare

  1. Aldo says:

    interessante.
    occorre sì fare un progetto pilota (ovviamente a chi non aderisce addio sussidio)
     

  2. Interessante c ondivisibile. Non sono tanto d'accordo sull'idea stessa che sia attraverso il lavoro in quanto tale che si riconquisti la dignità o non ci si senta un "peso per la società". La qualità del lavoro, oltre che la quantità, dovrebbe incidere in tal senso. Inoltre, e molto più importante, il lavoro full time mi pare un'idea da mettere in discussione. Perché non meditare sull'ipotesi che tutti possano lavorare, ma non più di 4 ore? Gli stipendi sarebbero più bassi, senza dubbio, ma forse si avrebbe il tempo di imparare a gestire meglio se stessi e quindi anche il denaro guadagnato.
     

    • Max says:

      Condivido il tuo pensiero: il lavoro è un mezzo e non un fine e la qualità del lavoro conta più della quantità. Il processo sarà lungo ma un giorno finiremo di essere schiavi del lavoro così come del tempo e del denaro.

  3. ivo says:

    proposta interessante e condivisibile, max! che, però, solo una classe politica intraprendente (sigh…), lungimirante (sigh…) e preparata (sigh…) potrebbe progettare e portare avanti.
    sono sempre più convinto che le soluzioni vere, tipo quella che proponi tu, ai problemi strutturali che affliggono il nostro paese debbano passare prima attraverso l'azzeramento (improbabile, se non addirittura impossibile: lo so bene!) delle teste d'uovo che ci governano. questi, per la stragrande maggioranza, o ragionano esclusivamente in termini di spread&spending, o si fanno gli interessi loro e dei loro partiti, o sono atterrati lì per grazia ricevuta, o sono idioti patentati: proprio non me li vedo a metter mano ai problemi REALI della nazione! 😉
    (perdonami lo sfogo generalista… ma stamatta va così! :D)

    • ivo says:

      * stamattina

    • Max says:

      Il problema è che all'orizzonte non si vede un reale cambiamento, anzi. Alle prossime elezioni il 30% degli italiani voterà ancora Berlusconi e gli altri contro Berlusconi. Il problema vero sono gli italiani che sarebbero da interdire!

      Dopo Monti propongo la nomina di un amministratore di sostegno da parte di un tribunale internazionale. :D

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo. The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close