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Nello sport, il time-out è una pausa nel gioco. Questo permette agli allenatori di entrambe le squadre di comunicare con i propri giocatori, per adottare una nuova strategia di gioco o per infondere fiducia in un momento di difficoltà.
Anche nella vita ci sono momenti in cui è meglio fermarsi e riflettere sui nostri errori e oggi quel momento è arrivato, almeno per noi "ricchi" occidentali. Fermarsi per poi ripartire con nuovo slancio perchè il progresso, almeno io credo, non si può e non si deve fermare.
L'allenatore ha capito che la squadra è in affanno e rischia di perdere la partita, la partita della vita! Bisogna dunque adottare una strategia difensiva per il tempo necessario a recuperare le nostre energie fisiche e mentali.
Fuori di metafora è arrivato il momento di rallentare lo sviluppo economico e di parlare di "decrescita sostenibile" anzichè di "sviluppo sostenibile", almeno finchè nuove tecnologie non ci consentiranno di produrre grandi quantità di energia pulita e rinnovabile consentendo all'umanità e di riprendere con slancio il suo cammino.
Non abbiamo scelta perchè la decrescita è ineluttabile, malgrado tutti i governi, di destra di centro e di sinistra, si affannino a perseguire la logica perversa della crescita e dello sviluppo economico ad ogni costo ( maledetto PIL! ).
Siamo all'inizio di una fase post-industriale dove il lavoro dell'uomo deve ritornare protagonista a scapito del lavoro delle macchine perchè l'energia necessaria a muoverle è ormai insufficiente o troppo costosa in termini economici e sociali. La fonte energetica più importante, il petrolio, oltre che ad inquinare l'ambiente è in via di esaurimento e comunque diventerà troppo costoso estrarlo dalle grandi profondità della terra e del mare. Le energie rinnovabili coprirebbero solo una minima parte del fabbisogno planetario ( L'Onu stima che entro la fine del 2011 la popolazione mondiale sarà di sette miliardi e che nell'anno 2040 sul nostro pianeta ci saranno circa 9 miliardi di abitanti ) e l'energia nucleare non offre sufficienti garanzie di sicurezza ( proprio oggi in Italia si vota con un referendum per fermare la costruzione di nuove centrali ).
Dunque meno energia disponibile, meno consumi legati ai trasporti e all'energia ma, paradossalmente, alla discesa della produttività corisponderà un aumento dei posti di lavoro che saranno legati ad una produzione locale e allo sviluppo di un'economia sociale e solidale.
E' ora di scalare marcia ( fare "downshifting", come si usa dire oggi ) per dare vita, partendo prima da noi stessi e da chi ci sta intorno, ad una nuova ecologia della politica che sappia cambiare radicalmente il suo linguaggio e chiuda, per un tempo più o meno lungo, l'ombrello bucato della "crescita sostenibile" per accogliere il messaggio che ci viene dalla natura e che ci chiede di intraprendere, senza indugi e per il bene nostro e delle generazioni future, il cammino della decrescita.
Non è detto che staremo peggio: il tempo e il denaro non sono beni così preziosi.
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