Currently viewing the tag: "ecologia"

L'attività economica nasce e si sviluppa nello spazio e nel tempo secondo rigidi principi: a seconda che un territorio disponga o meno dei fattori produttivi necessari per realizzare un determinato bene, da questo deriverà un vantaggio o uno svantaggio competitivo. 

Da questo punto di vista l'Italia si  è sempre trovata in  svantaggio per ragioni oggettive, derivanti dalle sue croniche debolezze strutturali ( come nel caso, solo per citare un esempio, della carenza di materie prime ) e da un mercato internazionale spregiudicato e senza regole che non consente di competere ad armi pari sul fronte della globalizzazione.

La ricerca dunque di un altro modello di sviluppo e di un rinnovato equilibrio fra economia, società e territorio è diventata una priorità, perchè la folle ricerca della competitività ad ogni costo non ci garantisce la sopravvivenza in un'economia di mercato globalizzato, ma rischia bensì di provocare un pesante scollamento sociale che non ci possiamo permettere. E non ce lo possiamo permettere anche per ragioni di opportunità. il patrimonio ambientale e culturale dell'italia infatti, unito  al suo tessuto produttivo costituito da micro, piccole e medie imprese manifatturiere ed artigianali, rappresenta un punto di forza su cui fare leva per innescare un nuovo modello di economia e di società a nostra immagine e somiglianza, dunque a misura d'uomo.

Si tratta quindi di trovare nel più breve tempo possibile un nuovo punto di equilibrio passando da un'economia di mercato ad un'economia "da" mercato, che riparte cioè dal territorio e dal suo mercato locale, dalle sue specificità e dalle sue eccellenze. Un equilibrio che non mira al mantenimento di un livello di benessere meramente economico e ormai divenuto francamente insostenibile, bensì alla coesione  sociale e allo sviluppo armonico della comunità e delle relazioni. Un equilibrio fatto di elementi intangibili come la felicità dell'individuo .

 

Quelli meno giovani come me si ricorderanno che oltre vent'anni fa, e precisamente nel 1989, gli scienziati americani Fleischmann e Pons rivelarono al mondo di essere riusciti a realizzare la cosiddetta 'fusione nucleare fredda'. Non era vero, ma la notizia suscitò un enorme interesse in tutto il mondo ed il motivo era più che ovvio: nasceva la speranza di poter produrre energia pulita a basso costo e in grandi quantità nella più assoluta sicurezza e senza il problema dell' eliminazione delle scorie radioattive.

In tutti questi anni la discussione ha continuato a tenere banco nel mondo scientifico fra i sostenitori e detrattori della teoria. A riportare prepotentemente al centro dell’attenzione questo argomento sono stati due italiani: Sergio Focardi, professore emerito di Fisica presso l’Università di Bologna, e Andrea Rossi, un ingegnere bolognese. In sintesi, la loro scoperta permette di produrre energia nucleare utilizzando una barra di nichel e gas idrogeno riscaldati ad una temperatura intorno ai 100.

Risale a pochi giorni fa la conferenza stampa tenutasi ad Atene ( è in Grecia che infatti verrà realizzato entro novembre il primo impianto nucleare a fusione fredda ) in cui essi hanno presentato l' E-Cat, il catalizzatore di energia alimentato con una fusione a basse temperature che potrebbe rivoluzionare il mondo.

Restano da attendere le conferme scientifiche sull’effettiva efficacia di questo processo che per ovvi motivi ( la pratica di brevetto non è ancora conclusa ) è coperto almeno in parte da segreto industriale.

Il documentario che segue spiega molto bene la vicenda e se siete interessati come me a seguire questa storia straordinaria che è stata praticamente ignorata dai media, potrete seguirla sul mio blog www.ecatnews.net che ho appositamente realizzato per raccogliere tutte le notizie sugli sviluppi del progetto.

Il link permanente al blog lo potete trovare anche nel menu di questo sito.

Se siete dei sognatori come me, incrociate le dita perché tutto questo si avveri: il mondo ha un disperato bisogno di energia pulita e anche se io sono un sostenitore della decrescita controllata, non sono così ottuso da precludermi l'idea che l'uomo non sia ancora arrivato al capolinea.

Tagged with:
 

Nello sport, il time-out è una pausa nel gioco. Questo permette agli allenatori di entrambe le squadre di comunicare con i propri giocatori, per adottare una nuova strategia di gioco o per infondere fiducia in un momento di difficoltà.

Anche nella vita ci sono momenti in cui è meglio fermarsi e riflettere sui nostri errori e oggi quel momento è arrivato, almeno per noi "ricchi" occidentali. Fermarsi per poi ripartire con nuovo slancio perchè il progresso, almeno io credo, non si può e non si deve fermare.

L'allenatore ha capito che la squadra è in affanno e rischia di perdere la partita, la partita della vita! Bisogna dunque adottare una strategia difensiva per il tempo necessario a recuperare le nostre energie fisiche e mentali.
Fuori di metafora è arrivato il momento di rallentare lo sviluppo economico e di parlare di "decrescita sostenibile" anzichè di "sviluppo sostenibile", almeno finchè nuove tecnologie non ci consentiranno di produrre grandi quantità di energia pulita e rinnovabile consentendo all'umanità e di riprendere con slancio il suo cammino.
Non abbiamo scelta perchè la decrescita è ineluttabile, malgrado tutti i governi, di destra di centro e di sinistra, si affannino a perseguire la logica perversa della crescita e dello sviluppo economico ad ogni costo ( maledetto PIL! ).
Siamo all'inizio di una fase post-industriale dove il lavoro dell'uomo deve ritornare protagonista a scapito del lavoro delle macchine perchè l'energia necessaria a muoverle è ormai insufficiente o troppo costosa in termini economici e sociali. La fonte energetica più importante, il petrolio, oltre che ad inquinare l'ambiente è in via di esaurimento e comunque diventerà troppo costoso estrarlo dalle grandi profondità della terra e del mare. Le energie rinnovabili coprirebbero solo una minima parte del fabbisogno planetario ( L'Onu stima che entro la fine del 2011 la popolazione mondiale sarà di sette miliardi e che nell'anno 2040 sul nostro pianeta ci saranno circa 9 miliardi di abitanti ) e l'energia nucleare non offre sufficienti garanzie di sicurezza ( proprio oggi in Italia si vota con un referendum per fermare la costruzione di nuove centrali ).
Dunque meno energia disponibile, meno consumi legati ai trasporti e all'energia ma, paradossalmente, alla discesa della produttività corisponderà un aumento dei posti di lavoro che saranno legati ad una produzione locale e allo sviluppo di un'economia sociale e solidale.
E' ora di scalare marcia (  fare "downshifting", come si usa dire oggi ) per dare vita, partendo prima da noi stessi e da chi ci sta intorno, ad una nuova ecologia della politica che sappia cambiare radicalmente il suo linguaggio e chiuda, per un tempo più o meno lungo, l'ombrello bucato della "crescita sostenibile" per accogliere il messaggio che ci viene dalla natura e che ci chiede di intraprendere, senza indugi e per il bene nostro e delle generazioni future, il cammino della decrescita.
Non è detto che staremo peggio: il tempo e il denaro non sono beni così preziosi.