L'attività economica nasce e si sviluppa nello spazio e nel tempo secondo rigidi principi: a seconda che un territorio disponga o meno dei fattori produttivi necessari per realizzare un determinato bene, da questo deriverà un vantaggio o uno svantaggio competitivo.
Da questo punto di vista l'Italia si è sempre trovata in svantaggio per ragioni oggettive, derivanti dalle sue croniche debolezze strutturali ( come nel caso, solo per citare un esempio, della carenza di materie prime ) e da un mercato internazionale spregiudicato e senza regole che non consente di competere ad armi pari sul fronte della globalizzazione.
La ricerca dunque di un altro modello di sviluppo e di un rinnovato equilibrio fra economia, società e territorio è diventata una priorità, perchè la folle ricerca della competitività ad ogni costo non ci garantisce la sopravvivenza in un'economia di mercato globalizzato, ma rischia bensì di provocare un pesante scollamento sociale che non ci possiamo permettere. E non ce lo possiamo permettere anche per ragioni di opportunità. il patrimonio ambientale e culturale dell'italia infatti, unito al suo tessuto produttivo costituito da micro, piccole e medie imprese manifatturiere ed artigianali, rappresenta un punto di forza su cui fare leva per innescare un nuovo modello di economia e di società a nostra immagine e somiglianza, dunque a misura d'uomo.
Si tratta quindi di trovare nel più breve tempo possibile un nuovo punto di equilibrio passando da un'economia di mercato ad un'economia "da" mercato, che riparte cioè dal territorio e dal suo mercato locale, dalle sue specificità e dalle sue eccellenze. Un equilibrio che non mira al mantenimento di un livello di benessere meramente economico e ormai divenuto francamente insostenibile, bensì alla coesione sociale e allo sviluppo armonico della comunità e delle relazioni. Un equilibrio fatto di elementi intangibili come la felicità dell'individuo .
C'era un tempo in cui la terra era in grado di soddisfare pienamente i bisogni primari della popolazione e a quell'epoca pochi davano importanza al denaro: quello che contava era avere molta terra.
Il surplus di produzione agricola fece però nascere il mercantilismo e l'idea che grazie al denaro e alla sua moltiplicazione la crescita economica potesse essere infinita. Ma con la crescita economica e il benessere, iniziò a crescere in modo esponenziale anche la popolazione.
La crescita era diventata una condanna che ci trasciniamo ancora oggi: per mantenere il benessere e un livello di reddito pro capite adeguato per la popolazione, bisogna continuare a crescere. Ma la crescita della popolazione è più veloce della crescita del PIL e non abbiamo le risorse, sopratutto energetiche, sufficienti per mantenere questo ritmo di sviluppo: la crescita può essere infinita, le risorse del pianeta no.
Siamo arrivati al punto in cui la nostra specie rischia una rapida involuzione ( molto più rapida della sua evoluzione ), a meno che non si torni a ragionare in termini di terra e di bisogni primari, non di denaro.
Serve quindi un nuovo modello di sviluppo sociale che partendo dalla consapevolezza dei nostri limiti, torni a mettere al centro il territorio in cui viviamo e le sue risorse umane prima che economiche. Anche se questo significa accettare l'idea della decrescita, riscopriremo che la terra può darci tutto quello di cui abbiamo bisogno per vivere.
Per sempre? No, solo fino a quando non scopriremo nuove e rilevanti fonti di energia pulita e a basso costo che ci consentano di riprendere, in modo sostenibile, il cammino della crescita economica.
Prendiamola come una vacanza intelligente, non come un drammatico ritorno al passato e smettiamola di raccogliere senza seminare, se non vogliamo passare inevitabilmente dall' involuzione all'estinzione della specie.
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