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L'attività economica nasce e si sviluppa nello spazio e nel tempo secondo rigidi principi: a seconda che un territorio disponga o meno dei fattori produttivi necessari per realizzare un determinato bene, da questo deriverà un vantaggio o uno svantaggio competitivo. 

Da questo punto di vista l'Italia si  è sempre trovata in  svantaggio per ragioni oggettive, derivanti dalle sue croniche debolezze strutturali ( come nel caso, solo per citare un esempio, della carenza di materie prime ) e da un mercato internazionale spregiudicato e senza regole che non consente di competere ad armi pari sul fronte della globalizzazione.

La ricerca dunque di un altro modello di sviluppo e di un rinnovato equilibrio fra economia, società e territorio è diventata una priorità, perchè la folle ricerca della competitività ad ogni costo non ci garantisce la sopravvivenza in un'economia di mercato globalizzato, ma rischia bensì di provocare un pesante scollamento sociale che non ci possiamo permettere. E non ce lo possiamo permettere anche per ragioni di opportunità. il patrimonio ambientale e culturale dell'italia infatti, unito  al suo tessuto produttivo costituito da micro, piccole e medie imprese manifatturiere ed artigianali, rappresenta un punto di forza su cui fare leva per innescare un nuovo modello di economia e di società a nostra immagine e somiglianza, dunque a misura d'uomo.

Si tratta quindi di trovare nel più breve tempo possibile un nuovo punto di equilibrio passando da un'economia di mercato ad un'economia "da" mercato, che riparte cioè dal territorio e dal suo mercato locale, dalle sue specificità e dalle sue eccellenze. Un equilibrio che non mira al mantenimento di un livello di benessere meramente economico e ormai divenuto francamente insostenibile, bensì alla coesione  sociale e allo sviluppo armonico della comunità e delle relazioni. Un equilibrio fatto di elementi intangibili come la felicità dell'individuo .

 

Sembra che oggi, in tempo di crisi, la piccola dimensione costituisca un punto di debolezza e non di forza. La competizione internazionale e la globalizzazione costringono sempre più aziende a ristrutturarsi e a crescere pensando "in grande". A quanto pare il motto "crescere per non morire" è diventata un'ossessione per i nostri imprenditori e politici. Ma è proprio così?

Esiste anche il detto "piccolo è bello" e il nostro paese, con la sua economia caratterizzata da una presenza diffusa di micro, piccole e medie imprese, ne ha fatto il suo punto di forza e un modello da imitare. Noi, per la nostra indole e storia, sappiamo far bene le cose difficili, che richiedono tempo, perizia e cura dei dettagli.

Certo siamo anche il paese degli imprenditori improvvisati e talvolta degli avventurieri che, sprecando a volte una buona idea, cercano il successo e il facile guadagno senza avere le basi necessarie per imboccare nel modo giusto il proprio cammino. Già, perchè di un cammino si tratta e non di una corsa, un lungo cammino fatto anche del sudore e delle lacrime di chi, prima di noi, ci ha preceduto con la sua perizia e ci ha lasciato un preziosissimo patrimonio di conoscenze.

Dunque bisogna distinguere il "piccolo e bello" dal piccolo e basta, l'artigiano dall'improvvisato, l'artista dal dilettante. E le istituzioni dovrebbero cambiare il loro modo di agire politico sostenendo questi imprenditori virtuosi che spesso non hanno bisogno di denaro ma solo di essere ascoltati. Perchè loro non hanno bisogno di crescere e produrre profitti a qualunque costo: loro sono già ricchi per quello che sono e per quello che rapprentano. 

Fare impresa secondo principi etici prima che economici, significa abbandonare la logica della crescita e del profitto ad ogni costo, lasciando spazio ad una nuova idea di sviluppo armonico delle relazioni fra imprese, società e ambiente.

Lo "Slow Marketing Aziendale" è finalizzato all'individuazione e al soddisfacimento dei bisogni del consumatore secondo questi principi, consentendo lo sviluppo di un tessuto produttivo territoriale più consapevole che, pur perseguendo un giusto profitto, sappia nel contempo offrire concreti benefici economici, sociali e ambientali al territorio in cui opera. Si tratta quindi di un nuovo approccio di "marketing sostenibile" dove l'equazione tempo=denaro, tipica dell'attuale sistema capitalistico globalizzato che persegue la crescita e la competizione ad ogni costo, lascia spazio all'equazione sostenibilità=sviluppo.

Come si caratterizza dunque una "Slow Marketing Enterprise" (SME) secondo questo nuovo modello di impresa?

Una SME può essere tipicamente definita in due modi:

- Una piccola azienda artigiana,commerciale o di servizi, fortemente caratterizzata per la sua valenza e specificità a livello locale.

- Un' azienda locale che avendo sviluppato prodotti o servizi eccellenti e unici, ambisce ad allargare la propria presenza su mercati più ampi ( regionale, nazionale, internazionale, globale ), mantenedo però saldi i principi etico-sociali di base anche a scapito di una rapida crescita economica e dei profitti.

Le caratteristiche ideali di una SME sono:

1) Utilizzare per la produzione e per i trasporti energia prodotta prevalentemente a livello locale. Al fine di ridurre al minimo le emissioni di CO2, minimizzare l'uso di energia fossile.

2) Produrre beni e servizi che soddisfano innanzitutto i bisogni della comunità locale, privilegiando l'utilizzo di manodopera locale. Non dipendere dalle importazioni tranne che per prodotti unici ed essenziali ( es: computers ).

3) Non mirare solo al profitto reinvestendo una parte degli utili a beneficio della comunità locale. Minimizzare i divari salariali fra imprenditore, personale direttivo e gli altri lavoratori.

4) Offrire la possibilità ai dipendenti e alla popolazione locale di investire nell'impresa, consentendo loro di avere diritto di voto nelle scelte di indirizzo strategico dell'impresa e di distribuzione degli utili.

Lo sviluppo di un tessuto produttivo con valenze economico-sociali di questo tipo, richiede una forte lungimiranza di tutti gli attori coinvolti nel processo: imprenditori, lavoratori, istituzioni locali. Per questo motivo le SME e la loro attività di "Slow Marketing Management", vanno sostenute da concrete misure di marketing territoriale che rientrano nei doveri di una classe politica eticamente responsabile.

Nello sport, il time-out è una pausa nel gioco. Questo permette agli allenatori di entrambe le squadre di comunicare con i propri giocatori, per adottare una nuova strategia di gioco o per infondere fiducia in un momento di difficoltà.

Anche nella vita ci sono momenti in cui è meglio fermarsi e riflettere sui nostri errori e oggi quel momento è arrivato, almeno per noi "ricchi" occidentali. Fermarsi per poi ripartire con nuovo slancio perchè il progresso, almeno io credo, non si può e non si deve fermare.

L'allenatore ha capito che la squadra è in affanno e rischia di perdere la partita, la partita della vita! Bisogna dunque adottare una strategia difensiva per il tempo necessario a recuperare le nostre energie fisiche e mentali.
Fuori di metafora è arrivato il momento di rallentare lo sviluppo economico e di parlare di "decrescita sostenibile" anzichè di "sviluppo sostenibile", almeno finchè nuove tecnologie non ci consentiranno di produrre grandi quantità di energia pulita e rinnovabile consentendo all'umanità e di riprendere con slancio il suo cammino.
Non abbiamo scelta perchè la decrescita è ineluttabile, malgrado tutti i governi, di destra di centro e di sinistra, si affannino a perseguire la logica perversa della crescita e dello sviluppo economico ad ogni costo ( maledetto PIL! ).
Siamo all'inizio di una fase post-industriale dove il lavoro dell'uomo deve ritornare protagonista a scapito del lavoro delle macchine perchè l'energia necessaria a muoverle è ormai insufficiente o troppo costosa in termini economici e sociali. La fonte energetica più importante, il petrolio, oltre che ad inquinare l'ambiente è in via di esaurimento e comunque diventerà troppo costoso estrarlo dalle grandi profondità della terra e del mare. Le energie rinnovabili coprirebbero solo una minima parte del fabbisogno planetario ( L'Onu stima che entro la fine del 2011 la popolazione mondiale sarà di sette miliardi e che nell'anno 2040 sul nostro pianeta ci saranno circa 9 miliardi di abitanti ) e l'energia nucleare non offre sufficienti garanzie di sicurezza ( proprio oggi in Italia si vota con un referendum per fermare la costruzione di nuove centrali ).
Dunque meno energia disponibile, meno consumi legati ai trasporti e all'energia ma, paradossalmente, alla discesa della produttività corisponderà un aumento dei posti di lavoro che saranno legati ad una produzione locale e allo sviluppo di un'economia sociale e solidale.
E' ora di scalare marcia (  fare "downshifting", come si usa dire oggi ) per dare vita, partendo prima da noi stessi e da chi ci sta intorno, ad una nuova ecologia della politica che sappia cambiare radicalmente il suo linguaggio e chiuda, per un tempo più o meno lungo, l'ombrello bucato della "crescita sostenibile" per accogliere il messaggio che ci viene dalla natura e che ci chiede di intraprendere, senza indugi e per il bene nostro e delle generazioni future, il cammino della decrescita.
Non è detto che staremo peggio: il tempo e il denaro non sono beni così preziosi.